È il momento propizio per affrontare le questioni dell’esecuzione penale

Autore/i: Domenico Alessandro de'Rossi
Data di pubblicazione: 04 marzo 2021

 PUBBLICATO SUL : IL DUBBIO 4 Marzo 2021

Nonostante le obiettive difficoltà lascia bene sperare la nomina di Marta Cartabia al ministero della Giustizia che necessita di urgenti riforme di grande importanza. Vedremo. Non va dimenticato peraltro che in più occasioni la Guardasigilli ha rivelato una spiccata sensibilità verso temi poco popolari ma comunque molto delicati. Non a caso tra i primi atti anche simbolici, è particolarmente significativo l’incontro col Garante nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma. Negli anni passati alla Corte costituzionale, la professoressa Cartabia ha avuto il merito di operare una vera e propria rivoluzione nel meccanismo di giudizio, aprendo le porte anche a pareri esterni al perimetro della Consulta, dando così ufficialità alla partecipazione della società civile nei giudizi.

Sarebbe perciò auspicabile che la vasta problematica dell’esecuzione penale riguardante la non rinviabile riflessione su cosa significhi oggi la “funzione-della-detenzione” e delle sue finalità, direttamente connessa anche ai problemi dell’edilizia penitenziaria, possa avvalersi non solo del contributo di magistrati e giuristi presenti nel ministero, ma
anche dell’apporto di un più largo perimetro culturale e professionale. Grazie al momento favorevole che vede la maggioranza dei partiti abbassare finalmente la polemica ideologica e di schieramento è forse giunto il momento perché si apra un dibattito di maggiore respiro intorno alle questioni riguardanti l’esecuzione penale. Un confronto finalmente libero anche dalle rigide maglie correntizie presenti nella magistratura, per assimilare nuovi apporti culturali e multidisciplinari: dall’avvocatura alla sociologia, dalle neuroscienze all’architettura, dall’economia alla scuola.

Da tempo il Cesp affronta work in progress una riflessione aperta verso un progetto dinamico europeo in costante evoluzione. Una concezione decisamente “in divenire” che si arricchisce in corso d’opera, grazie ai numerosi contributi aggiuntivi circa il portato del fenomeno detentivo e del suo significato nella cultura contemporanea europea. L’obiettivo da raggiungere si avvale ovviamente di un approccio culturale sistemico in cui molte delle complesse problematiche plurifunzionali che convergono sulla questione dell’esecuzione penale offrono soluzioni nuove intorno al concetto stesso della detenzione validi per i prossimi decenni.

È quanto mai necessario che il nuovo Ministero muova verso nuovi modelli interpretativi che riguardino tutte queste problematiche in diretto collegamento con le realtà territoriali di competenza quali sono quelle della Città metropolitane, dei trasporti, dell’urbanistica, dei servizi, dell’assistenza. Eliminando progressivamente l’errata concentrazione di obsoleti megacontenitori di gabbie per umani con graduali sostituzioni di centri di detenzione formazione e lavoro: sistemi opportunamente dimensionati e ripartiti mediante consapevoli concordate scelte urbanistiche al servizio delle realtà urbane e territoriali. Il futuro della riflessione sull’esecuzione della condanna e del suo significato deve passare in primo luogo per la riduzione della recidiva, proponendo assetti organizzativi destinati a supportare le istituzioni, le organizzazioni pubbliche trasformandosi in più utili servizi per il complesso territoriale.

L’orizzonte dell’esecuzione penale deve inevitabilmente recuperare il ruolo sociale del cittadino privato della libertà, sviluppando modelli operativi con le conseguenti strutture edilizie in grado di attuare innovativi criteri metodologici, coinvolgendo centri di ricerca e accademici pubblici e privati nell’ambito delle neuroscienze, della neuro architettura, delle scienze antropologiche e psicosociali, oltre che giuridiche e filosofiche. Insomma il “sequestro” del tempo come condanna deve trasformarsi in piena opportunità nel rispetto del dettato Costituzionale nella civile finalità di recupero del detenuto e del corpo sociale tutto. Contiamo molto sull’impegno della ministra Cartabia e ci permettiamo di augurarle, anche a nome del Cesp, buon lavoro.